L’attrezzatura giusta per iniziare
Non serve spendere una fortuna: per esplorare le coste sarde bastano quattro pezzi scelti bene. Ecco cosa conta davvero e cosa puoi ignorare.
La maschera: l’unico acquisto davvero critico
Una maschera che imbarca acqua rovina qualsiasi uscita. Cerca vetro temperato, gonna in silicone morbido e — prova fondamentale — appoggiala al viso senza cinturino e inspira dal naso: se resta attaccata da sola, la tenuta è giusta. Il trattamento anti-appannamento aiuta, ma anche una goccia di sapone neutro sciacquata bene fa il suo dovere.
Boccaglio: semplice è meglio
Per lo snorkeling in superficie un boccaglio classico con paraspruzzi è più che sufficiente. Le valvole di scarico fanno comodo ma non sono indispensabili. Evita i tubi troppo lunghi o stretti: aumentano lo sforzo respiratorio senza vantaggi reali.
Pinne corte per la costa sarda
Dalle cale rocciose come Cala Fighera o i bordi di Porto Giunco si entra spesso camminando su scogli: pinne corte da snorkeling, comode da infilare in acqua, sono più pratiche delle pinne lunghe da apnea. Se hai piedi sensibili, i modelli con scarpetta chiusa proteggono meglio.
Protezione: dal sole e dal freddo
In Sardegna il sole in acqua è feroce: una lycra a maniche lunghe protegge più e meglio di qualsiasi crema (che oltretutto andrebbe scelta reef-safe). Da giugno a settembre l’acqua è calda, ma per stagioni lunghe o uscite oltre l’ora una muta corta da 2–3 mm cambia la giornata.
Sicurezza: la boa segnasub non è opzionale
Fuori dalle zone di balneazione delimitate la boa segnasub è obbligatoria per legge e ti rende visibile a barche e gommoni, molto presenti d’estate. Le boe torpedo con sacca stagna integrata risolvono anche il problema di dove mettere chiavi e telefono.
